sabato 10 settembre 2016

VERO O FALSO

VERO O FALSO





Molti come anch'io alle volte uso il termine vera o falsa come rafforzativo per esprimere un concetto e una divisione e per far comprendere meglio alcuni aspetti dell'essere umano, ma è giusto realmente usare questa terminologia in ambito di fede?

No, non è giusto, e ce lo insegna proprio Cristo, con il suo distinguere nero e bianco, sinistra e destra, freddo e caldo, questo modo di parlare a comparti stagni sta ad indicare un notevole rigidità e anche nell'aspetto caratteriale e/o della legge. Quindi la realtà viene vissuta da Dio in due soli modi, o tutto per l'uno o tutto l'altro non c'è possibilità di variabilità nel mondo di Dio, ma è anche ovvio che sia così. Anche la Materia stessa dell'universo ha i due estremi in tutto, positivo e negato non esiste il neutro se non relativo agli elementi di cui è costituita, ma sempre tutto funziona in funzione del positivo-negativo.

Noi invece siamo per la maggiore propensi al grigio o un arcobaleno di colori generalmente mai puri, sempre pastelli o a posizione intermedie, a pensieri malleabili, cambiamo facilmente faccia, modelliamo il nostro essere sugli altri, non siamo solo bianchi o solo neri, non siamo quasi mai solo di un lato, spesso siamo sempre a metà, diciamo che siamo assai ondivaghi, siamo molto lunatici, siamo spesso presi da isterie senza per altro essere isterici. Ogni minuto della nostra giornata è un tempo passato ad essere strani, perché passiamo così velocemente da un pensiero all'altro che in un solo minuto possiamo essere 10 volte positivi e 10 negativi, siamo talmente volubili nei nostri pensieri che nell'arco di tutta la giornata propendiamo ad essere più negativi che positivi, anche se in apparenza potremo sembrare ottimisti.

Quindi anche la fede viene investita dallo stesso meccanismo, un momento crediamo il momento dopo siamo in dubbio, altro siamo anche contrari, per poi tornare di nuovo ad essere positivi, negativi, nel dubbio contrari etc, c'è così poca fede in noi, che gran parte di quello che pensiamo, facciamo è sempre volto verso il peccato. Se avessimo veramente fede, non dovremo mai arrabbiarci, non dovremo mai bestemmiare, non dovremo mai insultare nessuno, non dovremo farci la guerra, non dovremo costantemente ingannare il prossimo in ogni modo; ed invece è tutto il contrario. Tutti siamo così chi più e chi meno, non esiste nel genere umano una persona sola che possa dirsi di non esserlo. Per cui la fede vera, non esiste, se esistesse saremo tutti santi, ma alla maniera di Cristo. Non santi per modo di dire, perché oggi siamo ispirati, domani no, lo dovremo essere sempre ogni minuti su 24 e su 365 giorni.

Quindi la vera fede non esiste, se non appunto a sprazzi a momenti di pochi istanti, in periodi più o meno lunghi, che solitamente sono sempre assai corti.

Ma non esiste nemmeno il concetto di vera fede, perché non esiste nemmeno la falsa fede, la fede non si può chiare vera o falsa, non esiste o è fede o è menzogna non esiste che sia vera o chi sia falsa, è un modo di dire, di parlare, di farsi intendere, ma nella realtà spirituale è solo e solamente fede, credo in Cristo, quindi possiamo solo dire se credi sei fedele e quindi hai fede, ma se non credi sei nella menzogna, perché chi non crede è in contrasto a chi crede, si pone in opposizione a chi crede e lo combatte, perché chi non crede agisce di conseguenza, non è che, chi non crede si fermi lì, ma per attestare la propria non credenza in qualcosa, deve esternare il suo non credere, altrimenti, come potrebbe dirsi non credente o ateo. Solo chi esterna una contrarietà ad un credo è in opposizione ad esso. Ma quando un essere umano si è posto in opposizione pura ad esso, (pura cioè totale) secondo il pensare umano per noi esiste anche un opposizione parziale; anche in questo modo di pensare c'è un errore se il dire che la fede non è falsa o vera, vale, altrettanto vale lo stesso concetto, con l'essere in opposizione, non esiste essere in opposizione parzialmente o totalmente, perché l'opposizione come la falsa fede, sono un ambiguità cioè un ipocrisia, per cui nemmeno questo esiste, esiste solo l'essere falso, l'essere oppositore, l'essere in contrasto, l'essere avversario.

Abbiamo quindi solo il credo o fede, e l'opposizione cioè l'ateo, non esiste nell'abito spirituale della fede in Dio, vie intermedie, per questo Cristo specifica la questione del freddo e del caldo, proprio per indicare che non esistono vie di mezzo. Così anche non esiste la verità vera  e quella falsa, la verità è una sola, così come una sola è la morte e ogni cosa esiste, siamo noi che abbiamo reato la divisione nelle parole generando in esse un aspetto negativo o positivo, quando questo invece hanno un senso ben preciso. Così non esiste la conversione vera o falsa, esiste solo la conversione, che non può essere falsa. 

Questo però ci fa comprendere, che se non esistono via di mezzo, significa che anche il giudizio non è mediato da vie di mezzo. Esiste solo il bianco o il nero, il Grigio viene considerato nero. Quindi per ottenere il paradiso è assolutamente necessario, essere bianchi. Questo concetto lo comprendiamo bene anche nella legge di Dio, dove si esige e dove si parla solo di aspetti ben precisi, o solo positivi o solo negativi, non è contemplato il grigio.

Estendendo ancora di più il concetto ed allargandolo ancora di più dovremo dire che neppure il purgatorio esiste, perché esso è proprio il luogo del grigio, della sospensione delle anime, diciamo che esiste, ma non si chiama purgatorio ma inferi, che non ha nulla a che vedere con l'inferno è però una zona di sospensione di attesa, finché le anime non trovano una loro collocazione. Gesù quando scese agli inferi andò in questo luogo, non nell'inferno, per altro noi per non confonderlo lo abbiamo chiamato purgatorio, perché il termine inferii era troppo simile all'inferno.
Ma comunque sia gli esseri umani devono sempre ambire a essere accolti in paradiso, non devono mai dire, mi accontento del purgatorio perché questo, significa che potrebbero neppure vedere quello..


Se l'uomo crede in Dio, deve pretendere di ottenere il massimo, non accontentarsi del minimo.